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Digifood

Pare che Orazio, uno dei massimi poeti dell'antichità, odiasse i poeti astemi. Ciò che è certo è che fosse un maestro di eleganza e di ironia. È il fatto che si fosse espresso maledicendo le liriche dei bevitori d'acqua – come poesie che non avrebbero resistito al tempo – lo conferma oltre ogni scetticismo. In quel tempo si usavano le posate ma nelle anse della storia. Oggi le dita della mano sfiorano le nuove tecnologie per connettersi col mondo. Nell'infanzia del tempo l'uomo le usava per toccare il cibo e assaggiarlo. Il Digifood ideato da Ettore Bocchia riprende questo gesto primordiale – e insieme moderno – e lo declina in un nuovo modo di gustare il vino. Una piccola ed elegante placca in ottone nella quale sono stati incisi tre solchi su cui servire ricette molto "speciali". Così come gli elementi di un piatto esaltano le diverse componenti del vino, allo stesso modo Ettore Bocchia ha pensato di sintetizzare queste ricette in polveri da degustazione. Una volta adagiate nei solchi del Digifood inizia l'esperienza sensoriale: il dito, la bocca, il vino. Le tre polveri da degustazione saranno di volta in volta diverse, abbinate ai differenti vini, e studiate per garantire una perfetta fusione tra liquido e solido. In tal modo il vino diverrà protagonista, svelando nuovi aromi e sapori reconditi, grazie alle proprietà contenute nelle ricette sintetizzate in polvere. Uno strumento per tendere verso quell'attimo assoluto che svela la parte invisibile del vino, del gusto, della cucina. E quando diciamo cucina pensiamo a una lingua che testimoniando e sfidando il proprio tempo, sempre sappia trascenderlo. Oltre ogni confine.